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CIAO visitatore Sorriso, non restare anonimo,

tira fuori i documenti:

lasciami un qualcosa di te!!!!!!!!!!  Caldo

 

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Tecla Bitwrote:
Mah in realtà gli unici pannolini che frequento sono quelli dei miei nipotini....io la faccio nel WC.....
Feb. 8
Tecla Bitwrote:
Teorie su Holly e Benji PDF Stampa E-mail
Con un po' di trigonometria, tenendo presente il raggio della terra (6327 Km), l'altezza di un osservatore (facciamo un 1,70 mt, anche se sono giapponesi e, di conseguenza nani) e la linea che va dall'osservatore fino alla linea dell'orizzonte, si ottiene che la distanza a cui un giocatore vede l'orizzonte e di 4,53 Km. Tenuto conto che la traversa della porta compare quando un giocatore e piu o meno sulla tre-quarti campo, il campo risulta lungo circa 17,8 Km. Ok. Fin qua ci siamo. Ora la domanda e': a che velocita media corrono Holly Hatton, Mark Lenders, Julian Ross e soci? Supponiamo che il campo venga percorso dai piu in forma 4/5 volte a partita: 90 min. (+ 5 di recupero) = 5700 sec (tempo di gioco) 17800 m (dimensione campo) x 4,5 volte a partita = 80100 m (spazio percorso) 80100 / 5700 = 14,052 m/s (velocita') Corrono cioe' 100 metri in 7 secondi e 11. Circa 3 sec meno del record del mondo dei 100 metri piani (e il campo di Holly e Benji, si sa, non e' in piano...). Questo e' sufficiente a spiegare perche' il povero Ross, malato di cuore, abbia difficolta' a concludere le partite. Avete presente quando Holly dalla sua area tira una mina che attraversa tutto il campo (di 17,8 km), buca la rete e sfonda il muro? In realta' la domanda e' un'altra: ma in Giappone li fanno i controlli anti-doping? E ancora: che schema usano per occupare tutto il campo? L'1-1-1-1-1-1-1-1-1-1? In cosa consiste la tecnica del contropiede? Come fa l'anziano in difesa a chiamare il fuori gioco, spara un razzo in aria? L'arbitro gira per il campo in moto? E se investe qualcuno? E se gli finisce la miscela? E se estrae il cartellino rosso mentre va a 80 all'ora con tutti i poliziotti li intorno? Per fermare il gioco cosa usa, la tromba? Per fermare un giocatore lontano gli spara? Alle gambe o altro "purche' lo fermi"? Se un tifoso fa invasione di campo quando lo ripigliano? Se un giocatore resta a terra non rischia di creparci prima che qualcuno lo veda? Come si fa a fare ostruzione? A fine partita gira l'autobus per il campo o i giocatori se la devono cavare da soli? I guardalinee usano una vela per le segnalazioni? E quando devono mettersela tra le gambe per segnalare i rigori? Se uno segna, dall'altra parte del campo come lo scoprono? Se uno attraversa tutto il campo palla al piede, scarta tutti, scarta anche il portiere e giunto davanti alla porta vuota, dopo (stimiamo) un paio d'ore di corsa, la butta fuori cosa fa, si spara? Si butta sotto la moto dell'arbitro? E quando scopre che la partita era gia' finita da mezz'ora? E che c'era pure stato l'intervallo? Se in una partita c'e' piu' di una rete passa alla storia? Se un giocatore chiamato dall'arbitro scappa via per non farsi riconoscere organizzano una squadra di ricerche? Se uno perde palla sotto porta dopo azione continuata (tre quarti d'ora) della squadra cosa gli fanno? Vivisezione? Quando devono fare un cambio mandano le frecce tricolore ad avvisare? Da quanti anelli sono composte le tribune? Gli ultra' si menano ugualmente o sono troppo lontani? Ma... E SE CI FOSSE LA NEBBIA??? Ora si spiega come mai per giocare 90 minuti di partita servivano 200 puntate da mezz'ora l'una...
Jan. 25
Tecla Bitwrote:
Eh no, Dear Bear, mica te la cavi così per il mio compleanno.....
Jan. 21
Tecla Bitwrote:
Dear Bear...fai pace col cervello!!! Dimmi tra wind, vodafone e tim, cosa devo tenere???? Ciao ne.....
Dec. 29
sai ke tutto è dovuto al porco!!!!!!quel pivello!!!!!!!
alfred quale auto scelgo? va bene la lamborghini?
 
Dec. 22
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April 02

Non abbiate paura!

Oggi celebriamo il quarto anniversario del ritorno alla casa del Padre di Giovanni Paolo II. non mi sembra vero che siano passati tanti anni, mi sembra ancora ieri che ...... tanti ricordi, tante passioni. ancora oggi quando il sacerdote pronuncia la frase: per il nostro papa, mi sembra strano nn sentire le parole Giovanni Paolo...

per coloro che nn hanno dimenticato, per quelli che credono ancora che la strada del cielo sia sempre aperta....

PER TUTTI

 

 

OMELIA DI GIOVANNI PAOLO II 
PER L'INIZIO DEL PONTIFICATO

Domenica 22 ottobre 1978

 

1. “Tu sei il Cristo il Figlio del Dio vivente” (Mt 16,16). 

Queste parole ha pronunciato Simone figlio di Giona, nella regione di Cesarea di Filippo. Sì, le ha espresse con la propria lingua, con una profonda, vissuta, sentita convinzione, ma esse non trovano in lui la loro fonte, la loro sorgente: “...perché né la carne né il sangue te l’hanno rivelato, ma il Padre mio che sta nei cieli” (Mt 16,17). Queste erano parole di Fede. 

Esse segnano l’inizio della missione di Pietro nella storia della salvezza, nella storia del Popolo di Dio. Da allora, da tale confessione di Fede, la storia sacra della salvezza e del Popolo di Dio doveva acquisire una nuova dimensione: esprimersi nella storica dimensione della Chiesa. Questa dimensione ecclesiale della storia del Popolo di Dio trae le sue origini, nasce infatti da queste parole di Fede e si allaccia all’uomo che le ha pronunciate: “Tu sei Pietro – roccia, pietra – e su di te, come su una pietra, io costruirò la mia Chiesa”. 

2. Quest’oggi e in questo luogo bisogna che di nuovo siano pronunciate ed ascoltate le stesse parole: “Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente”. 

Sì, Fratelli e Figli, prima di tutto queste parole. 

Il loro contenuto dischiude ai nostri occhi il mistero di Dio vivente, mistero che il Figlio conosce e che ci ha avvicinato. Nessuno, infatti, ha avvicinato il Dio vivente agli uomini, nessuno Lo ha rivelato come l’ha fatto solo lui stesso. Nella nostra conoscenza di Dio, nel nostro cammino verso Dio siamo totalmente legati alla potenza di queste parole “Chi vede me, vede pure il Padre”. Colui che è Infinito, inscrutabile, ineffabile si è fatto vicino a noi in Gesù Cristo, il Figlio unigenito, nato da Maria Vergine nella stalla di Betlemme. 

– Voi tutti che già avete la inestimabile ventura di credere, 

– voi tutti che ancora cercate Dio, 

– e pure voi tormentati dal dubbio: 

vogliate accogliere ancora una volta – oggi e in questo sacro luogo – le parole pronunciate da Simon Pietro. In quelle parole è la fede della Chiesa. In quelle stesse parole è la nuova verità, anzi, l’ultima e definitiva verità sull’uomo: il figlio del Dio vivente. “Tu sei il Cristo, Figlio del Dio vivente”! 

3. Oggi il nuovo Vescovo di Roma inizia solennemente il suo ministero e la missione di Pietro. In questa Città, infatti, Pietro ha espletato e ha compiuto la missione affidatagli dal Signore. 

Il Signore si rivolse a lui dicendo: “...quando eri più giovane ti cingevi la veste da solo e andavi dove volevi; ma quando sarai vecchio tenderai le tue mani, e un altro ti cingerà la veste e ti porterà dove tu non vuoi” (Gv 21,18). 

Pietro è venuto a Roma! 

Cosa lo ha guidato e condotto a questa Urbe, cuore dell’Impero Romano, se non l’obbedienza all’ispirazione ricevuta dal Signore? Forse questo pescatore di Galilea non avrebbe voluto venire fin qui. Forse avrebbe preferito restare là, sulle rive del lago di Genesaret, con la sua barca, con le sue reti. Ma, guidato dal Signore, obbediente alla sua ispirazione, è giunto qui! 

Secondo un’antica tradizione (che ha trovato anche una sua magnifica espressione letteraria in un romanzo di Henryk Sienkiewicz), durante la persecuzione di Nerone, Pietro voleva abbandonare Roma. Ma il Signore è intervenuto: gli è andato incontro. Pietro si rivolse a lui chiedendo: “Quo vadis, Domine?” (Dove vai, Signore?). E il Signore gli rispose subito: “Vado a Roma per essere crocifisso per la seconda volta”. Pietro tornò a Roma ed è rimasto qui fino alla sua crocifissione. 

Sì, Fratelli e Figli, Roma è la Sede di Pietro. Nei secoli gli sono succeduti in questa Sede sempre nuovi Vescovi. Oggi un nuovo Vescovo sale sulla Cattedra Romana di Pietro, un Vescovo pieno di trepidazione, consapevole della sua indegnità. E come non trepidare di fronte alla grandezza di tale chiamata e di fronte alla missione universale di questa Sede Romana?! 

Alla Sede di Pietro a Roma sale oggi un Vescovo che non è romano. Un Vescovo che è figlio della Polonia. Ma da questo momento diventa pure lui romano. Sì, romano! Anche perché figlio di una nazione la cui storia, dai suoi primi albori, e le cui millenarie tradizioni sono segnate da un legame vivo, forte, mai interrotto, sentito e vissuto con la Sede di Pietro, una nazione che a questa Sede di Roma è rimasta sempre fedele. Oh, inscrutabile è il disegno della divina Provvidenza! 

4. Nei secoli passati, quando il Successore di Pietro prendeva possesso della sua Sede, si deponeva sul suo capo il triregno, la tiara. L’ultimo incoronato è stato Papa Paolo VI nel 1963, il quale, però, dopo il solenne rito di incoronazione non ha mai più usato il triregno lasciando ai suoi Successori la libertà di decidere al riguardo. 

Il Papa Giovanni Paolo I, il cui ricordo è così vivo nei nostri cuori, non ha voluto il triregno e oggi non lo vuole il suo Successore. Non è il tempo, infatti, di tornare ad un rito e a quello che, forse ingiustamente, è stato considerato come simbolo del potere temporale dei Papi. 

Il nostro tempo ci invita, ci spinge, ci obbliga a guardare il Signore e ad immergere in una umile e devota meditazione del mistero della suprema potestà dello stesso Cristo. 

Colui che è nato dalla Vergine Maria, il Figlio del falegname – come si riteneva –, il Figlio del Dio vivente, come ha confessato Pietro, è venuto per fare di tutti noi “un regno di sacerdoti”. 

Il Concilio Vaticano II ci ha ricordato il mistero di questa potestà e il fatto che la missione di Cristo – Sacerdote, Profeta-Maestro, Re – continua nella Chiesa. Tutti, tutto il Popolo di Dio è partecipe di questa triplice missione. E forse nel passato si deponeva sul capo del Papa il triregno, quella triplice corona, per esprimere, attraverso tale simbolo, che tutto l’ordine gerarchico della Chiesa di Cristo, tutta la sua “sacra potestà” in essa esercitata non è altro che il servizio, servizio che ha per scopo una sola cosa: che tutto il Popolo di Dio sia partecipe di questa triplice missione di Cristo e rimanga sempre sotto la potestà del Signore, la quale trae le sue origini non dalle potenze di questo mondo, ma dal Padre celeste e dal mistero della Croce e della Risurrezione. 

La potestà assoluta e pure dolce e soave del Signore risponde a tutto il profondo dell’uomo, alle sue più elevate aspirazioni di intelletto, di volontà, di cuore. Essa non parla con un linguaggio di forza, ma si esprime nella carità e nella verità. 

Il nuovo Successore di Pietro nella Sede di Roma eleva oggi una fervente, umile, fiduciosa preghiera: “O Cristo! Fa’ che io possa diventare ed essere servitore della tua unica potestà! Servitore della tua dolce potestà! Servitore della tua potestà che non conosce il tramonto! Fa’ che io possa essere un servo! Anzi, servo dei tuoi servi”. 

5. Fratelli e Sorelle! Non abbiate paura di accogliere Cristo e di accettare la sua potestà! 

Aiutate il Papa e tutti quanti vogliono servire Cristo e, con la potestà di Cristo, servire l’uomo e l’umanità intera! 

Non abbiate paura! Aprite, anzi, spalancate le porte a Cristo! 

Alla sua salvatrice potestà aprite i confini degli Stati, i sistemi economici come quelli politici, i vasti campi di cultura, di civiltà, di sviluppo. Non abbiate paura! Cristo sa “cosa è dentro l’uomo”. Solo lui lo sa! 

Oggi così spesso l’uomo non sa cosa si porta dentro, nel profondo del suo animo, del suo cuore. Così spesso è incerto del senso della sua vita su questa terra. È invaso dal dubbio che si tramuta in disperazione. Permettete, quindi – vi prego, vi imploro con umiltà e con fiducia – permettete a Cristo di parlare all’uomo. Solo lui ha parole di vita, sì! di vita eterna. 

Proprio oggi la Chiesa intera celebra la sua “Giornata Missionaria Mondiale”, prega, cioè, medita, agisce perché le parole di vita del Cristo giungano a tutti gli uomini e siano da essi accolte come messaggio di speranza, di salvezza, di liberazione totale. 

6. Ringrazio tutti i presenti che hanno voluto partecipare a questa solenne inaugurazione del ministero del nuovo Successore di Pietro. 

Ringrazio di cuore i Capi di Stato, i Rappresentanti delle Autorità, le Delegazioni di Governi per la loro presenza che mi onora tanto. 

Grazie a voi, Eminentissimi Cardinali della Santa Chiesa Romana! 

Vi ringrazio, diletti Fratelli nell’Episcopato! 

Grazie a voi, Sacerdoti! 

A voi Sorelle e Fratelli, Religiose e Religiosi degli Ordini e delle Congregazioni! Grazie! 

Grazie a voi, Romani! 

Grazie ai pellegrini convenuti da tutto il mondo! 

Grazie a quanti sono collegati a questo Sacro Rito attraverso la Radio e la Televisione! 

7. Do Was sie zwracam umilowani moi Rodacy, Pielgrzymi z Polski, Bracia Biskupi z Waszym Wspanialym Prymasem na czele, Kaplani, Siostry i Bracia polskich Zakonów – do Was, Przedstawiciele Polonii z calego swiata. 

A cóz powiedziec do Was, którzy tu przybyliscie z mojego Krakowa, od stolicy sw. Stanislawa, ktorego bylem niegodnym nastepca przez lat czternascie. Coz powiedziec? Wszystko co bym mogl powiedziec bedzie blade w stosunku do tego, co czuje w tej chwili mofe serce. A takze w stosunku do tego, co czuja Wasze serca. 

Wiec oszczedzmy slów. Niech pozostanie tylko wielkie milczenie przed Bogiem, ktore jest sama modlitwa. 

Prosze Was! Badzcie ze mna! Na Jasnej Gorze i wszedzie! Nie przestawajcie byc z Papiezem, który dzis prosi slowami poety “Matko Boza, co Jasnej bronisz Czestochowy i w Ostrej swiecisz Bramie”!i do Was kieruie te slowa w takiej niezwyklej chwili. 

È stato questo un appello ed un invito alla preghiera per il nuovo Papa, appello espresso in lingua polacca. Con lo stesso appello mi rivolgo a tutti i figli ed a tutte le figlie della Chiesa Cattolica. Ricordatemi oggi e sempre nella vostra preghiera. 

Aux catholiques des pays de langue française, j’exprime toute mon affection et tout mon dévouement! Et je me permets de compter sur votre soutien filial et sans réserve! Puissiez-vous progresser dans la foi! A ceux qui ne partagent pas cette foi, j’adresse aussi mon salut respectueux et cordial. J’espère que leurs sentiments de bienveillance faciliteront la mission spirituelle qui m’incombe et qui n’est pas sans retentissements sur le bonheur et la paix du monde! 

To all of you who speak English I offer in the name of Christ a cordial greeting. I count on the support of your prayers and your good will in carrying out my mission of service to the Church and mankind. May Christ give you his grace and his peace, overturning the barriers of division and making all things one in him. 

Einen herzlichen Gruss richte ich an die hier anwesenden Vertreter und alle Menschen aus den Ländern deutscher Sprache. Verschiedene Male – und erst kürzlich durch meinen Besuch in der Bundersrepublik Deutschland – hatte ich Gelegenheit, das segensreiche Wirken der Kirche und Ihrer Gläubigen persönlich kennen und Schätzen zu lernen. Lassen Sie Ihren opferbereiten Einsatz für Christus auch weiterhin fruchtbar werden für die grossen Anliegen und Note der Kirche in aller Welt. Darum bitte ich Sie und empfehle meinen neuen apostolischen Dienst auch Ihrem besonderen Gebet. 

Mi pensamiento se dirige ahora hacia el mundo de la lengua española, una porción tan considerable de la Iglesia de Cristo. A vosotros, Hermanos e hijos queridos, llegue en este momento solemne el afectuoso saludo del nuevo Papa. Unidos por los vínculos de una común fe católica, sed fieles a vuestra tradición cristiana, hecha vida en un clima cada vez más justo y solidario, mantened vuestra conocida cercanía al Vicario de Cristo y cultivad intensamente la devoción a nuestra Madre, María Santísima. 

Irmaos e Filhos de língua portuguesa: como “servo dos servos de Deus”, eu vos saúdo afectuosamente no Senhor. Abenoando-vos, confio na caridade da vossa oraao, e na vossa fidelidade para viverdes sempre a mensagem deste dia e deste rito: “Tu és o Cristo, o Filho de Deus vivo!”. 

[Omissis, testo in lingua russa] 

Apro il cuore a tutti i Fratelli delle Chiese e delle Comunità Cristiane, salutando, in particolare, voi che qui siete presenti, nell’attesa del prossimo incontro personale; ma fin d’ora vi esprimo sincero apprezzamento per aver voluto assistere a questo solenne rito. 

E ancora mi rivolgo a tutti gli uomini, ad ogni uomo (e con quale venerazione l’apostolo di Cristo deve pronunciare questa parola: uomo!). 

Pregate per me! 

Aiutatemi perché io vi possa servire! Amen.

March 10

Riflessioni Quaresima

Evelin ha un vestito rosa con il pizzo, su cui sono ricamati dei fiori. La sua mamma si chiama Margaret. Sono entrambe molto

belle. Hanno lo stesso naso un po’all’insù. Evelin ha 5 anni, è disabile ma così abile nei suoi sorrisi da farmi sprofondare nel

suo mondo. L’ho incontrata stamattina, mercoledì 2 aprile 2008, al centro nutrizionale di Pamosi Ndola. C’erano altri 40

bambini, venuti con le loro mamme o nonne per il controllo del peso e per verificare il procedere del programma contro la

malnutrizione. L’ho vista subito, ha una faccia furbetta. Lei non parla, ma sa che il suo corpo, le sue espressioni comunicano

per lei. Aiuto a pesare i bambini, arriva il suo turno. La bilancia consiste in una bilancina a cui all’estremità è attaccato

un marsupio. Evelin si muove tutta e penso che nemmeno io vorrei infilarmi in quell’arnese così scomodo. Pesa 10

kg. «È aumentata!». Sorridiamo tutte e tre insieme, Margaret la sfila dal marsupio e si allontana.

Nel frattempo una volontaria del centro prepara il porridge per i bambini. C’è una sedia libera accanto a Margaret.

«Posso?», non vorrei disturbarla mentre mangia, ma sembra che la mia presenza sia utile nel far stare ferma Evelin. «Siediti

». Osservo Margaret. Soffia su ogni cucchiaiata, ne mette una puntina in bocca e quando è sicura che il porridge sia

tiepido, con delicatezza lo pone davanti alla bocca di Evelin, che si apre senza esitazioni. Caldo o freddo che sia, il porridge

le piace davvero molto.Bacio Evelin e lei ricambia con uno così forte da sentire lo scrocchio. Do la mano a Margaret, lei si avvicina

carezzandomi il viso. Qualche tempo dopo, parlando di quel centro con una volontaria, mi racconta che la mamma di Evelin è un’ex

prostituta e che dalla relazione con un cliente era nata la piccola. Ora lavorava lì, nello stesso centro, due giorni a settimana, con

altre donne uscite dalla strada creando dolci oggetti per bambini che poi cercano di vendere tramite il progetto. Ciò

non cambiò nulla per me, pensai solo a quelle due creature meravigliose che in poche ore mi avevano stregata e mi avevano

insegnato una dolce attesa.

Una giovane “casco bianco” in Zambia

February 16

ALMENO L' ITAGLIANO SALLO!!!

ALMENO L' ITAGLIANO SALLO!!!
 
 
 
 Quando muoio mi faccio cromare. (Eccellente!)

- Di fronte a queste cose rimango putrefatto! (Che schifo!)

- Arriva il treno, hai blaterato il biglietto? (...)

- Come faccio a fare tutte queste cose simultaneamente? Dovrei avere il dono dell'obliquità! (la torre di Pisa?)

- Basta! Vi state coagulando contro di me! (trasfusione?)

 

 



- E' nel mio carattere: quando qualcosa non va, io sodomizzo! (Stategli lontano!)

- Anche l'occhio va dalla sua parte... (Si chiama strabismo...)

- Non so a che santo riavvolgermi. (Una video cassetta devota...)

- Avete i nuovi telefonini GPL? (No mi spiace solo benzina!)

- Il cadavere presentava evidenti segni di decesso. (Ma va?! Strano)

- Prima di operarmi mi fanno un' autopsia generale. (Auguri!)

- Abbiamo mangiato la trota salmonellata. (Ancora auguri!)

- Vorrei un'aspirina in supposte effervescenti. (Quando si dice faccia da culo....)

- Vorrei una maglia con il collo a volpino. (Non era lupetto?...)

- Vorrei una pomata per l 'Irpef. (Herpes è difficile...)

- Tu non sei proprio uno sterco di santo. (Menomale.)

- E' andato a lavorare negli evirati arabi. (Contento lui...)

- A forza di andare di corpo mi sono quasi disintegrata. (O
disidratata? Alla faccia della diarrea!)

- Mia nonna ha il morbo di Pakistan. (...)

- La mia auto ha la marmitta paralitica. (...e al posto dei cavalli ha le sedie a rotelle?)

- Verrà in ufficio una stragista per il tirocinio. (Si salvi chi può!)

- Sono momentaneamente in stand-bike. (L'attesa in bicicletta...)

- Da vicino vedo bene, è da lontano che sono lesbica.
(Aiuto...)

- Mi sono fatta il Leasing al viso. (...pensavo un mutuo...)

- E' inutile piangere sul latte macchiato. (Meglio farlo su un bel cappuccino....)
January 09

212 e nn li dimostra

7 gennaio 2009...Anniversario del Tricolore

 

 

Oggi è il "compleanno" della Nostra Bandiera...212° Anniversario...212 anni per i quali andare comunque fieri...

 
 
Data: 06-01-2009
Descrizione: Messaggio del Presidente Napolitano in occasione della Giornata Nazionale della Bandiera

C o m u n i c a t o

    Il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, in occasione della Giornata nazionale della Bandiera, ha inviato al Sindaco di Reggio Emilia, prof. Graziano Delrio, il seguente messaggio:
    "Esprimo il mio più vivo apprezzamento all'Amministrazione comunale di Reggio Emilia per aver rinnovato l’annuale appuntamento in memoria della nascita della Bandiera nazionale, avvenuta in questa città nel 1797.
    Vorrei ricordare in questa significativa occasione che fu Giosuè Carducci a celebrare il primo centenario del Tricolore pronunciando l’orazione ufficiale che rendeva onore ai colori italiani; e che l’Assemblea costituente volle inserire il Tricolore della nostra bandiera tra i principi fondamentali della Carta costituzionale, come simbolo della Repubblica.
    Attorno al Tricolore, e ai valori che rappresenta di libertà, di democrazia e di solidarietà, si cementa oggi l’unità del paese nell’impegno a far sì che quegli ideali possano trovare sempre un nuovo slancio e costante attuazione.
    Con questo spirito esprimo la mia ideale partecipazione all'evento e rivolgo a Lei, signor Sindaco, alla cittadinanza, a tutti i presenti un saluto molto cordiale".

    Roma, 6 gennaio 2009

 

December 19

Auguri

Questi sono i miei auguri per le feste che stiamo per vivere. Spero ardentemente che a voi risultino impossibili da dimenticare come hanno fatto con me la prima volta, che trapassino la patina di opulenza che invade il cuore e l'anima dell'uomo a natale e che ognuno si ricordi che non esiste niente come la gioia di aver aiutato gli altri. I regali nn vi riscalderanno l'anima nelle notti d'inverno.
 
I miei regali sono due, il primo è del venerabile santo padre paolo VI dalla lettera enciclica populorum progressio (1967)
 
3. Oggi, il fatto di maggior rilievo, del quale ognuno deve prendere coscienza, è che la questione sociale ha acquistato dimensione mondiale. Giovanni XXIII l'ha affermato nettamente, e il Concilio gli ha fatto eco con la sua Costituzione pastorale su La Chiesa nel mondo contemporaneo 7. Si tratta di un insegnamento grave e che esige una applicazione urgente. I popoli della fame interpellano oggi in maniera drammatica i popoli dell'opulenza. La Chiesa trasale davanti a questo grido d'angoscia e chiama ognuno a rispondere con amore all'appello del suo fratello
 
 
ora posto gli auguri di natale del compianto e mai dimenticato vescovo don tonino bello.
 

Carissimi, non obbedirei al mio dovere di vescovo se vi dicessi “Buon Natale” senza darvi disturbo.

Io, invece, vi voglio infastidire. Non sopporto infatti l’idea di dover rivolgere auguri innocui, formali, imposti dalla routine di calendario.

Mi lusinga addirittura l’ipotesi che qualcuno li respinga al mittente come indesiderati.

Tanti auguri scomodi, allora, miei cari fratelli!

Gesù che nasce per amore vi dia la nausea di una vita egoista, assurda, senza spinte verticali

e vi conceda di inventarvi una vita carica di donazione, di preghiera, di silenzio, di coraggio.

Il Bambino che dorme sulla paglia vi tolga il sonno e faccia sentire il guanciale del vostro letto duro come un macigno, finché non avrete dato ospitalità a uno sfrattato, a un marocchino, a un povero di passaggio.

Dio che diventa uomo vi faccia sentire dei vermi ogni volta che la vostra carriera diventa idolo della vostra vita, il sorpasso, il progetto dei vostri giorni, la schiena del prossimo, strumento delle vostre scalate.

Maria, che trova solo nello sterco degli animali la culla dove deporre con tenerezza il frutto del suo grembo, vi costringa con i suoi occhi feriti a sospendere lo struggimento di tutte le nenie natalizie, finché la vostra coscienza ipocrita accetterà che il bidone della spazzatura, l’inceneritore di una clinica diventino tomba senza croce di una vita soppressa.

Giuseppe, che nell’affronto di mille porte chiuse è il simbolo di tutte le delusioni paterne, disturbi le sbornie dei vostri cenoni, rimproveri i tepori delle vostre tombolate, provochi corti circuiti allo spreco delle vostre luminarie, fino a quando non vi lascerete mettere in crisi dalla sofferenza di tanti genitori che versano lacrime segrete per i loro figli senza fortuna, senza salute, senza lavoro.

Gli angeli che annunciano la pace portino ancora guerra alla vostra sonnolenta tranquillità incapace di vedere che poco più lontano di una spanna, con l’aggravante del vostro complice silenzio, si consumano ingiustizie, si sfratta la gente, si fabbricano armi, si militarizza la terra degli umili, si condannano popoli allo sterminio della fame.

I Poveri che accorrono alla grotta, mentre i potenti tramano nell’oscurità e la città dorme nell’indifferenza, vi facciano capire che, se anche voi volete vedere “una gran luce” dovete partire dagli ultimi.

Che le elemosine di chi gioca sulla pelle della gente sono tranquillanti inutili.
Che le pellicce comprate con le tredicesime di stipendi multipli fanno bella figura, ma non scaldano. 
Che i ritardi dell’edilizia popolare sono atti di sacrilegio, se provocati da speculazioni corporative.

I pastori che vegliano nella notte, “facendo la guardia al gregge ”, e scrutano l’aurora,

vi diano il senso della storia, l’ebbrezza delle attese, il gaudio dell’abbandono in Dio.

E vi ispirino il desiderio profondo di vivere poveri che è poi l’unico modo per morire ricchi.

Buon Natale! Sul nostro vecchio mondo che muore, nasca la speranza.

 

                                                                                    Tonino Bello

 
 
 
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